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HowTo: Virtualizzazione di Damn Small Linux su VirtualBox

Damn Small Linux, abbreviato in DSL, è una particolarissima distribuzione di Linux progettata per funzionare anche su computer vecchissimi con soli 16MB di Ram e processori 486DX. Per raggiungere questo traguardo i suoi progettisti hanno messo insieme i programmi più leggeri e allo stesso tempo completi e utili che si possono trovare in giro per la rete.Il sistema risulta molto completo nonostante gli appena 50MB di spazio occupato su CD! Quotando la pagina in italiano del sito ufficiale:

“[...] DSL all’inizio nacque come un esperimento per vedere quanti programmi grafici e facilmente usabili potessero stare in un CD di appena 50MB. Era a malapena un giocattolino personale. Ma Damn Small Linux col tempo si è sviluppato in un progetto della Comunità con centinaia di ore di programmazione investite in continui perfezionamenti, come ad esempio un sistema remoto e locale completamente automatizzato di installazione di programmi ed un sistema estremamente versatile di salvataggio e ripristino dei dati personali che può essere usato con tutti i media riscrivibili compreso un disco fisso, floppy o memorie flash USB. [...]“

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Debian Etch virtualizzato su VirtualBox

Debian LogoPer tutti coloro che desiderano esercitarsi nell’amministrazione di un server Debian, ma non hanno il tempo o la possibilità di sperimentare su un computer reale, ho preparato una macchina virtuale con impostazioni basilari per iniziare a smanettare.

Ovviamente questa guida è indirizzata agli utenti Windows (Vista o XP) che intendono imparare ad amministrare un server basato su Debian, mettendo in pratica le guide disponibili nelle rispettive sezioni di questo sito.

Se utilizzate un sistema Linux basato su Debian come Ubuntu (o uno dei suoi derivati come Kubuntu, Mint, ecc…) potete tranquillamente seguire le guide senza virtualizzare nulla. Infatti questi sistemi rispecchiano molto fedelmente l’organizzazione interna di Debian e la gestione di un server basato su Ubuntu o su Debian praticamente è identica salvo piccoli dettagli.

Se, invece, utilizzate un sistema Linux NON basato su Debian (Fedora, SUSE, Mandriva o altri) è possibile provare ugualmente a seguire i tutorial basati su server Debian, ma in alcuni casi vi troverete di fronte a situazioni totalmente differenti (il caso più eclatante è la differenza dei file di configurazione di Apache sotto Debian e sotto RedHat/Fedora). Per evitare problemi, potete iniziare a fare i primi esperimenti usando questa macchina virtuale, al pari degli utenti Windows. Continue reading →

GnuPG: Crittografia di livello militare a portata di tutti

GnuPG (Gnu Privacy Guard) è la versione Open Source del software di crittazione PGP (Pretty Good Privacy) che Bruce Schneier, crittografo, in Applied Crittography ha definito come il modo per arrivare “probabilmente il più vicino alla crittografia di livello militare”. Proprio per questo motivo Zimmermann, il suo creatore, fu accusato di “esportazione di armi senza apposita licenza”; non mi sento dunque di consigliare l’utilizzo di questo programma a tutti coloro che non posseggano il porto d’armi!

GPG è uno dei programmi sviluppati dalla Free Software Foundation ed è attualmente un programma stabile e maturo, compatibile con gli standard OpenPGP, e distribuito gratuitamente insieme a buona parte delle distribuzioni Linux, oltre che con FreeBSD, NetBSD ed OpenBSD; ne esistono inoltre delle versioni per Windows e Mac OS X grazie alla portabilità del suo codice (libero). Il livello di sicurezza raggiunto da GnuPg è tale da far ritenere a molti informatici che nemmeno molte aziende governative siano in grado di decrittare documenti protetti attraverso questo sistema; ciò non toglie, però, che esistano molti altri metodi per intercettare o recuperare i files originali “sprotetti”, in modo da rendere vano l’utilizzo di questo software.
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HowTo: FreeBSD su Ubuntu con VirtualBox (parte 3)

In questa terza ed ultima parte del tutorial configureremo la rete virtuale ed installeremo alcuni pacchetti fondamentali. Per farmi perdonare il ritardo con cui ho pubblicato la terza parte, vi mostrerò la procedura di installazione di Xorg e Xfce4, per la gioia di Colossus che potrà finalmente testare il suo Xarchiver!

Avviamo la macchina virtuale, facendo attenzione che il lettore CD sia vuoto e che l’immagine ISO di FreeBSD sia stata “smontata” nel pannello di VirtualBOX. In questo modo siamo sicuri di avviare il sistema dall’hard disk virtuale.
All’avvio facciamo login come root, senza password. Per prima cosa impostiamo una password per l’amministratore: eseguiamo il comando “passwd” e inseriamo 2 volte una password a scelta. Adesso procediamo con la configurazione della rete virtuale.

Per semplicità usiamo l’installer automatico: digitiamo il comando “sysinstall” (NOTA: a differenza della shell Bash, nella shell predefinita di FreeBSD ((tcsh)) il tasto TAB completa il comando, mentre la combinazione CTRL-D elenca la lista dei possibili completamenti). Scegliamo il menu “Configure –> Networking” e selezioniamo la prima voce “Interfaces”.
La scheda di rete virtuale è riconosciuta come un modello “AMD Am7900 Lance”, selezioniamo la voce corrispondente. Rispondiamo “No” alla richiesta di configurare IPv6 per l’interfaccia, mentre scegliamo “Yes” alla successiva richiesta di settare il DHCP.
In pochi secondi il sistema troverà la rete virtuale, impostiamo l’host come preferiamo: ad esempio scrivendo “virtualfbsd”. Premiamo TAB fino a spostare il cursore su “Ok” e chiudiamo la finestra. Selezioniamo Exit fino ad uscire dall’installer e a riportarci alla console.
ifconfig-virtualfbsdPer verificare se tutto è andato per il meglio eseguiamo il comando “ifconfig” che dovrebbe riportare una schermata simile a quella della figura.

Se nella schermata non compare l’interfaccia le0 e invece avete soltanto lo0 vuol dire che qualcosa è andato storto. In tal caso provate a ripetere la procedura e se ancora non riuscite a risolvere controllate di aver selezionato la modalità NAT nella scheda delle impostazioni di rete della macchina virtuale.
A causa di una limitazione della rete virtuale di VirtualBox non possiamo usare il comando “ping” per verificare il corretto funzionamento della rete, però possiamo ugualmente testare la rete con il comando “dig”, che serve per recuperare i record dal server DNS.
dig-virtualfbsdProviamo il comando “dig google.com” per verificare che l’accesso ad internet sia stato impostato correttamente.

Adesso siamo pronti per installare i pacchetti aggiuntivi.
Per prima cosa installiamo xorg tramite il comando “pkg_add -rv xorg“. L’opzione -r indica al gestore dei pacchetti di reperire il pacchetto dal server ((r sta per remote)), mentre l’opzione v ((v sta per verbose)) è facoltativa e serve soltanto per visualizzare un maggior numero di informazioni sulle operazioni eseguite dal gestore dei pacchetti durante l’installazione dei nostri programmi.

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HowTo: FreeBSD su Ubuntu con VirtualBox (parte 2)

FreeBSD logoLink alla prima parte del tutorial.

Siamo pronti per installare il sistema operativo.
Avviamo la nostra macchina virtuale, alla schermata di selezione del boot premiamo il tasto 1 oppure attendiamo 10 secondi per avviare la procedura di installazione.
Alla prima schermata selezioniamo il paese, “108 Italy”, con le freccette e diamo Invio, premiamo ancora Invio per accettare la mappa della tastiera italiana standard.
Compare un menu, selezioniamo la seconda voce, “Standard”, e confermiamo la scelta.
Siamo in FDisk Partition Editor, ci troviamo di fronte al nostro harddisk virtuale ancora vuoto che ci prepariamo a partizionare. Per questa installazione eseguiremo un partizionamento automatico. Dal momento che su questo disco virtuale abbiamo intenzione di installare esclusivamente FreeBSD, premiamo F per effettuare un partizionamento Dangerously Dedicated, alla richiesta di creare una partizione per compatibilità con altri sistemi operativi rispondiamo No.
Per terminare premiamo Q e OK. All’interno della partizione grezza così creata andiamo a sistemare le partizioni virtuali di FreeBSD. Premiamo A per Auto Defaults e Q per confermare e uscire. Continue reading →