Molto spesso mi sento chiedere: “ma quanti giga di computer hai?“. Dal momento che io ho solo due computer, un portatile e un computer da tavolo, e dal momento che secondo il Sistema Internazionale di unità di misura il prefisso giga- indica un fattore moltiplicativo di 109, io ho esattamente 0,000000002 Giga di computer… Esaudita questa risposta, passo a presentarvi il prossimo pezzo a conclusione della settimana: il disco fisso, o hard disk.
È il principale rappresentante della categoria dei dispositivi di memorizzazione di massa. Dal punto di vista strettamente funzionale l’hard disk è un dispositivo di memoria di grossa capacità, necessario per memorizzare il sistema operativo, i programmi di utilità, i dati dell’utente e quant’altro sia necessario per il funzionamento di ogni giorno di un computer.
Gli hard disk sfruttano le proprietà magnetiche di alcuni materiali per memorizzare i dati, ricadono quindi sotto la categoria dei dispositivi a supporto magnetico, stessa categoria dei nastri e dei dischi floppy.

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In questo numero analizzeremo il funzionamento di una comune scheda video con accelerazione 3D hardware.
Premessa
Data la complessità di tale argomento mi limiterò ad una descrizione superficiale, per non cadere troppo in tecnicismi, con qualche nota più tecnica man mano che si prosegue in fondo all’articolo. In base ai miei impegni e alla vostra disponibilità (non mi va di scrivere articoli impegnativi, se non interessano a nessuno!), potrei scrivere anche una versione “advanced” dell’articolo, ma in tal caso dovrei spezzarlo in 4-5 parti oppure pubblicarlo come unico file PDF di almeno una decina di pagine…
Dobbiamo introdurre innanzitutto alcuni concetti base della Computer Grafica, cioè la composizione di un’immagine partendo da elementi primitivi, che sono il pixel per la grafica 2D e il poligono per la grafica 3D.
Grafica 2D, il pixel
Come tutti (o quasi) sapranno, le normali immagini bidimensionali sono trattate dal computer come una matrice di pixel, ognuno con un suo colore identificato tramite diversi sistemi di codifica. Potete immaginare i pixel come tasselli di un mosaico: visto da una certa distanza, un mosaico fatto bene è completamente indistinguibile da un affresco, questa illusione ottica è la stessa usata per generare le immagini digitali. Per codificare i colori dei pixel esistono diversi metodi, i due più usati nei sistemi moderni sono il cosiddetto sistema True Color e il sistema Indexed Palette.
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Oggi scriveremo il nostro primo programma in Pascal. Come ogni guida che si rispetti, iniziamo con un semplice “Hello World” per poi scendere nel dettaglio delle varie istruzioni e comandi del Pascal.
Presumo che abbiate già installato un compilatore Pascal e che abbiate dato uno sguardo al suo manuale, per avere idea di come compilare ed eseguire un programma sulla vostra piattaforma. Negli esempi che farò non mi occuperò del compilatore, ma soltanto del linguaggio in modo da essere più neutrale possibile.
Un piccolo cenno riguardo la mia configurazione
Se usate Ubuntu come sistema operativo potete installare e usare Free Pascal, che è il compilatore che userò io per scrivere le guide, con pochi e semplici comandi:
Installazione: sudo apt-get install fp-compiler fp-units-rtl
Compilazione di un sorgente: fpc nomefile.pas
Esecuzione di un programma: ./nomefile
Per scrivere il codice sorgente userò Gedit (Applicazioni -> Accessori -> Editor di testo) perchè mi consente di evidenziare la sintassi, ma potete usare un editor qualunque. Vi consiglio Scite, Bluefish, Gedit, Kate, nano o altri simili.
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Qualche giorno fa mi sono imbattuto personalmente in questo argomento. Dal momento che ho intenzione di comprare un nuovo cellulare per sostituire il glorioso, intramontabile, invincibile, miglior cellulare del mondo, e dal momento che il nuovo candidato presenta una gustosa dotazione in quanto a supporto Java, e supposto anche che il sottoscritto sia un maniaco della programmazione di giochi… era praticamente scontato che avrei tentato di tuffarmi a capofitto nella programmazione di giochi in Java per il mio nuovo giocattolino!
Ecco allora come fare per iniziare a muovere i primi passi:
Innanzitutto ci serve un buon ambiente di sviluppo Java. Io ho optato per l’accoppiata micidiale Sun JDK 1.6.0 + Sun NetBeans 6.0, su piattaforma Linux Mandriva. Per installarli sulla nostra macchina dobbiamo seguire le solite procedure che conosciamo. Se, come me, usate l’ottima distribuzione Linux Mandriva One 2008 allora tutto è molto semplice. Basta cercare in mezzo ai pacchetti software il pacchetto chiamato java-1.6.0-sun-devel e installarlo con la mastodontica fatica che solo un doppio clic può procurare…
Dopo aver installato il pacchetto di sviluppo (che contiene il compilatore Java) ci serve NetBeans 6.0, il nostro IDE preferito! Puntiamo il browser su www.netbeans.org e dalla sezione download scarichiamo il pacchetto Mobility, che contiene tutto il necessario per sviluppare i nostri giochi. Leggi il resto dell’articolo »

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Il masterizzatore è un dispositivo di lettura/scrittura di tipo ottico, ciò significa che riesce a leggere e scrivere i dati attraverso un laser sfruttando le proprietà ottiche dei CD (Compact Disc) e DVD (Digital Versatile Disc).
Nella classica versione per PC portatili, il masterizzatore presenta tutta la sua meccanica montata sul carrellino, mentre nei modelli esterni e per PC da tavolo la meccanica è fissa e indipendente dal carrello di caricamento dei dischi.

Le parti principali sono il motore, il braccio mobile e il laser con la lente annessa.
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