Qualche giorno fa mi sono imbattuto personalmente in questo argomento. Dal momento che ho intenzione di comprare un nuovo cellulare per sostituire il glorioso, intramontabile, invincibile, miglior cellulare del mondo, e dal momento che il nuovo candidato presenta una gustosa dotazione in quanto a supporto Java, e supposto anche che il sottoscritto sia un maniaco della programmazione di giochi… era praticamente scontato che avrei tentato di tuffarmi a capofitto nella programmazione di giochi in Java per il mio nuovo giocattolino!
Ecco allora come fare per iniziare a muovere i primi passi:
Innanzitutto ci serve un buon ambiente di sviluppo Java. Io ho optato per l’accoppiata micidiale Sun JDK 1.6.0 + Sun NetBeans 6.0, su piattaforma Linux Mandriva. Per installarli sulla nostra macchina dobbiamo seguire le solite procedure che conosciamo. Se, come me, usate l’ottima distribuzione Linux Mandriva One 2008 allora tutto è molto semplice. Basta cercare in mezzo ai pacchetti software il pacchetto chiamato java-1.6.0-sun-devel e installarlo con la mastodontica fatica che solo un doppio clic può procurare…
Dopo aver installato il pacchetto di sviluppo (che contiene il compilatore Java) ci serve NetBeans 6.0, il nostro IDE preferito! Puntiamo il browser su www.netbeans.org e dalla sezione download scarichiamo il pacchetto Mobility, che contiene tutto il necessario per sviluppare i nostri giochi. Leggi il resto dell’articolo »

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Il masterizzatore è un dispositivo di lettura/scrittura di tipo ottico, ciò significa che riesce a leggere e scrivere i dati attraverso un laser sfruttando le proprietà ottiche dei CD (Compact Disc) e DVD (Digital Versatile Disc).
Nella classica versione per PC portatili, il masterizzatore presenta tutta la sua meccanica montata sul carrellino, mentre nei modelli esterni e per PC da tavolo la meccanica è fissa e indipendente dal carrello di caricamento dei dischi.

Le parti principali sono il motore, il braccio mobile e il laser con la lente annessa.
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GnuPG (Gnu Privacy Guard) è la versione Open Source del software di crittazione PGP (Pretty Good Privacy) che Bruce Schneier, crittografo, in Applied Crittography ha definito come il modo per arrivare “probabilmente il più vicino alla crittografia di livello militare”. Proprio per questo motivo Zimmermann, il suo creatore, fu accusato di “esportazione di armi senza apposita licenza”; non mi sento dunque di consigliare l’utilizzo di questo programma a tutti coloro che non posseggano il porto d’armi!
GPG è uno dei programmi sviluppati dalla Free Software Foundation ed è attualmente un programma stabile e maturo, compatibile con gli standard OpenPGP, e distribuito gratuitamente insieme a buona parte delle distribuzioni Linux, oltre che con FreeBSD, NetBSD ed OpenBSD; ne esistono inoltre delle versioni per Windows e Mac OS X grazie alla portabilità del suo codice (libero). Il livello di sicurezza raggiunto da GnuPg è tale da far ritenere a molti informatici che nemmeno molte aziende governative siano in grado di decrittare documenti protetti attraverso questo sistema; ciò non toglie, però, che esistano molti altri metodi per intercettare o recuperare i files originali “sprotetti”, in modo da rendere vano l’utilizzo di questo software.
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Perché iniziare dal display? Perché è quello che abbiamo sempre davanti e probabilmente, proprio per il fatto di averlo costantemente sotto il naso, non ci siamo mai chiesti come funziona. La sigla LCD, che sta per Liquid Crystal Display, ci suggerisce la tecnologia che sta alla base di questi dispositivi, cioè la tecnologia dei cristalli liquidi.
Da un punto di vista macroscopico, un comune display LCD è composto da una lastra di materiale vetroso ricoperta da un sottile strato di plastica trasparente, dietro il display troviamo 1 o 2 lampade al neon, dette lampade di retroilluminazione.
Osservando più da vicino, la lastra ospita una matrice di celle, o pixel, oguno dei quali costituisce un’elemento dell’immagine dello schermo. Ogni pixel a sua volta è costituito da 3 sub-pixel, uno per ogni colore primario (rosso, verde, blu).
Esaminiamo adesso nel dettaglio il funzionamento di un sub-pixel.

Il cristallo liquido è posto tra due piastre di silicio rese semiconduttive tramite particolari trattamenti chimico-fisici (drogaggio). Queste due piastre ospitano gli elettrodi, uno per ogni lato del cristallo liquido. Le due piastre sono a loro volta coperte da due filtri polarizzatori, con angoli di polarizzazione a opposti. Infine cè un filtro colorato rosso, verde o blu che fornisce il colore al sub-pixel.
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In questa terza ed ultima parte del tutorial configureremo la rete virtuale ed installeremo alcuni pacchetti fondamentali. Per farmi perdonare il ritardo con cui ho pubblicato la terza parte, vi mostrerò la procedura di installazione di Xorg e Xfce4, per la gioia di Colossus che potrà finalmente testare il suo Xarchiver!
Avviamo la macchina virtuale, facendo attenzione che il lettore CD sia vuoto e che l’immagine ISO di FreeBSD sia stata “smontata” nel pannello di VirtualBOX. In questo modo siamo sicuri di avviare il sistema dall’hard disk virtuale.
All’avvio facciamo login come root, senza password. Per prima cosa impostiamo una password per l’amministratore: eseguiamo il comando “passwd” e inseriamo 2 volte una password a scelta. Adesso procediamo con la configurazione della rete virtuale.
Per semplicità usiamo l’installer automatico: digitiamo il comando “sysinstall” (NOTA: a differenza della shell Bash, nella shell predefinita di FreeBSD ((tcsh)) il tasto TAB completa il comando, mentre la combinazione CTRL-D elenca la lista dei possibili completamenti). Scegliamo il menu “Configure –> Networking” e selezioniamo la prima voce “Interfaces”.
La scheda di rete virtuale è riconosciuta come un modello “AMD Am7900 Lance”, selezioniamo la voce corrispondente. Rispondiamo “No” alla richiesta di configurare IPv6 per l’interfaccia, mentre scegliamo “Yes” alla successiva richiesta di settare il DHCP.
In pochi secondi il sistema troverà la rete virtuale, impostiamo l’host come preferiamo: ad esempio scrivendo “virtualfbsd”. Premiamo TAB fino a spostare il cursore su “Ok” e chiudiamo la finestra. Selezioniamo Exit fino ad uscire dall’installer e a riportarci alla console.
Per verificare se tutto è andato per il meglio eseguiamo il comando “ifconfig” che dovrebbe riportare una schermata simile a quella della figura.
Se nella schermata non compare l’interfaccia le0 e invece avete soltanto lo0 vuol dire che qualcosa è andato storto. In tal caso provate a ripetere la procedura e se ancora non riuscite a risolvere controllate di aver selezionato la modalità NAT nella scheda delle impostazioni di rete della macchina virtuale.
A causa di una limitazione della rete virtuale di VirtualBox non possiamo usare il comando “ping” per verificare il corretto funzionamento della rete, però possiamo ugualmente testare la rete con il comando “dig”, che serve per recuperare i record dal server DNS.
Proviamo il comando “dig google.com” per verificare che l’accesso ad internet sia stato impostato correttamente.
Adesso siamo pronti per installare i pacchetti aggiuntivi.
Per prima cosa installiamo xorg tramite il comando “pkg_add -rv xorg“. L’opzione -r indica al gestore dei pacchetti di reperire il pacchetto dal server ((r sta per remote)), mentre l’opzione v ((v sta per verbose)) è facoltativa e serve soltanto per visualizzare un maggior numero di informazioni sulle operazioni eseguite dal gestore dei pacchetti durante l’installazione dei nostri programmi.
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