Introduzione
In questa guida vedremo come configurare una Virtual Machine con OpenSolaris, nuova reincarnazione open source del sistema Sun Solaris. Impareremo ad installare il sistema di base, ad interfacciare la VM con Internet ed a gestire la configurazione di base.
La scelta di adottare diverse soluzioni virtualizzate su una singola macchina fisica può sembrare a prima vista uno spreco di risorse. In effetti ciascuna macchina virtuale deve replicare le funzionalità di un'intera macchina fisica per consentire l'esecuzione di un sistema operativo reale, ma proviamo ad analizzare uno scenario abbastanza diffuso di una rete locale d'ufficio.
Generalmente servono un server che funga da firewall per interfacciare la zona demilitarizzata (DMZ) della LAN con la zona riservata alla navigazione web (User Zone), poi servirà un server web per il sito intranet dell'azienda, uno o più server database, un server di posta elettronica e più storage server per gestire grosse quantità di dati.
Dedicare una macchina fisica per ciascuno di questi compiti certamente è la soluzione che offre prestazioni maggiori, ma i costi sono particolarmente alti, sia per quanto riguarda l'hardware iniziale, sia per quanto riguarda i consumi di energia elettrica, i sistemi di raffreddamento e di manutenzione, per non parlare della gran quantità di tempo-macchina sprecato quando i server sono inattivi. Ad esempio, se il server web non sta servendo alcuna pagina in un dato momento, stiamo semplicemente sprecando energia e logorando la macchina per tenere acceso un computer che non sta fornendo (al momento) alcun servizio utile.
In questo scenario si inseriscono i sistemi di virtualizzazione come VirtualBox. Questi software permettono di installare sulla stessa macchina un numero arbitrario di sistemi operativi, anche di tipi totalmente diversi tra loro, e farli funzionare contemporaneamente e in modo indipendente.
In questo modo è possibile installare e configurare tutti i server di cui si ha bisogno su una singola macchina, a patto di avere una CPU veloce, molta RAM e un discreto quantitativo di spazio su hard disk, mantenendo comunque bassi i costi per l'hardware e per la manutenzione. Quanto le risorse finanziare aumentano (e se aumentano anche i requisiti prestazionali) sarà possibile migrare i server virtuali su macchine più potenti con la semplicità di un drag 'n drop! Continua...
Sezione: Desktop Virtualization.
Tags: HowTo, OpenSolaris, VirtualBox, virtualizzare, virtualizzazione.
Introduzione
Le CPU con architettura ARM sono utilizzate in milioni di dispositivi embedded, come microcontrollori, router, schede wifi, telefoni cellulari, smartphones, palmari, console portatili (GameBoy Advance, Nintendo DS), lettori DVD/DivX, lettori MP3/MP4 e tanti altri...
Per brevità indicherò con ARM tutta la categoria, evitando di specificare ogni volta il tipo di processore, nonostante questa terminologia non sia corretta in tutti i casi. Infatti con il termine ARM si identificano tante cose, tra cui l'azienda che detiene i brevetti, il nome della microarchitettura, il nome del set di istruzioni a 32 bit.
I processori ARM si differenziano dai più noti x86 (nda. i classici processori per PC) per diverse caratteristiche.
Innanzitutto, la grossa distinzione è data dal tipo di architettura interna: i processori ARM sono di tipo RISC, mentre i processori x86 sono di tipo CISC. Rimando a Wikipedia per una descrizione dettagliata delle differenze tra i due tipi di architettura. Per i nostri scopi basta soltanto porre l'accento sul fatto che i processori di tipo RISC tendono a implementare istruzioni molto semplici, ma che vengono eseguite ad altissima velocità (tipicamente 1 solo ciclo di clock), mentre i processori CISC generalmente implementano una vasta gamma di istruzioni complesse che richiedono anche diverse decine di cicli di clock per essere eseguite. Queste istruzioni complesse in genere servono a facilitare il compito del programmatore di compilatori, a discapito dell'efficienza e della semplicità interna del chip.
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Sezione: Come funziona.
Tags: ARM, Assembly, bitwise, Come funziona, CPU, pixel, processore, Programmazione, Software.
Un redirect serve per reindirizzare la navigazione da una pagina ad un'altra in modo automatico. Esistono diversi modi di effettuare un redirect e mi appresto a descriverne il più utile al fine di questa trattazione, prima però farò una panoramica su alcuni codici che utilizza il protocollo HTTP per far capire al nostro browser cosa sta accadendo chiamati appunto codici di stato. Per una panoramica più approfondita e completa rimando all'apposita pagina del W3C che descrive tutte le Definizioni degli Status Code mentre qui mi limiterò solo a descrivere lo status code di tipo 301.
Lo stato 301 indica uno spostamento permanente (o anche Permanent Move) del contenuto presso un altro indirizzo ed è considerato in definitiva il modo migliore per istruire i motori di ricerca ed i browser di tale situazione.
Come accennato nel titolo dell'articolo adesso tratterò diverse modalità per la messa in atto di un redirect.
Continua...
Sezione: Java, Tips&Tricks.
Tags: 301, Apache, Codici di stato, htaccess, html, http, javascript, meta tag, PHP, php header, redirect, Status Codes.
In questo articolo vi mostrerò come sfruttare praticamente i puntatori a funzione e le enumerazioni, o enum, in C. Se non sapete ancora di cosa stiamo parlando vi consiglio di leggere un manuale di C o altri tutorial a livello più basilare. Il mio solito consiglio è l'ottimo Kernighan & Ritchie.
Partiamo da un programma completo in C e analizziamolo in tutte le sue parti:
#include
typedef enum
{
HEX_MODE,
DEC_MODE,
BIN_MODE,
OUTPUT_MODE_MAX
} OutputMode;
typedef void (*printFuncCallback)(int c);
void printDecMode(int c)
{
printf("%d ", c);
}
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Sezione: C.
Tags: argv, c printf, compilatore, decimal mode, hex mode, int argc, Programmazione, puntatori a funzione, puntatori in c, strcmp.
Introduzione
Lo scopo di questo tutorial è mettere su un server di virtualizzazione che sia la base per le macchine virtuali.
Facciamo una panoramica su quello che ci servirà:
Debian ETCH è l'ultima release stable rilasciata dalla comunità Debian.
LVM che sta per Logical Volume Manager è un sistema di gestione delle partizioni che consente di sfruttare delle partizioni logiche la cui grandezza è quindi modificabile. Un ulteriore vantaggio è dato dal fatto che è possibile inserire nel sistema un hard disk supplementare e montarlo nella stessa partizione logica, per esempio immaginate di avere un sistema con un solo hard disk da 80GB in cui in fase di installazione è stata prevista la gestione LVM ed ad un certo punto vi rendete conto che 80GB non vi soddisfano più, allora andate dal vostro rivenditore di fiducia, comprate un Hard Disk da 500GB per espandere la capacità della directory dove sono hostati tutti i siti dei vostri clienti quindi inserite l'hard disk, e dopo averlo formattato come LVM vi basterà digitare pochi comandi per aver aumentato di 500GB la capacità di quella directory senza "travasare" dati. Bello no? Bene, questo è uno degli innumerevoli vantaggi offerti dalla tecnologia LVM. Questo è un esempio di schema attuabile con LVM:

Organizzazione della struttura LVM by http://www.storix.com/aixbackup
XEN è un famosissimo sistema di virtualizzazione che permette una virtualizzazione a livello Kernel oltre a quella di livello hardware per la quale ci vuole un aiuto dalla CPU la quale dovrebbe supportare la Full Virtualization (non è una "conditio sine qua non"). Continua...
Sezione: Virtual Server.
Tags: Debian, Debian Etch, hard disk, HowTo, LAMP, Linux, logical volume manager, LVM, Server, SSH, virtualizzare, virtualizzazione, XEN.
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